Generazione Anni 90

Benvenuto negli anni 90, dove i ricordi diventano emozioni

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baggio
ROBERTO BAGGIO

Roberto Baggio si può considerare il giocatore italiano più grande di sempre, esordisce in serie A con la Fiorentina nel lontano 1987, dopo un’eccellente campionato cadetto con il Vicenza con il quale festeggia la promozione.
Tre anni ad alto livello che lo portano a conquistare un posto tra i convocati ai mondiali casalinghi di Italia '90.

Dopodiché che si trasferisce dalla Fiorentina alla Juventus, dove il “Divin Codino” segna ben 78 reti in cinque campionati. Sono questi gli anni in cui raggiunge l'apice della sua carriera, diventando un fuoriclasse e conquistando oltre ai tifosi, prima il prestigiosissimo Pallone d'Oro nel 1993, poi il premio FIFA World Player l’anno successivo. Con la maglia bianconera vince uno scudetto, una coppa Uefa e una coppa Italia

Nei mondiali USA '94 , sotto la guida di Arrigo Sacchi, Baggio è attesissimo e non delude, gioca 7 partite segnando 5 reti, tutte decisive. L'Italia arriva in finale dove trova il Brasile, il risultato viene affidato alla lotteria dei rigori e la sorte decide che Baggio, uno degli eroi di quest'avventura mondiale, è l'ultimo a dover battere e il suo tiro finisce sopra la traversa, il sogno svanisce.

Baggio si trasferisce al Milan per due stagioni, dove viene considerato solo un sostituto, accetta così l’offerta del Bologna. Una stagione partita non bene ma che finirà con il segnare 22 reti in 30 partite, il suo record personale. Il Bologna si salva con senza grandi problemi e Roberto Baggio viene convocato per il suo terzo mondiale, Francia 98.

Una piccola parentesi anche all’Inter dove giocherà le sue ultime partite in Champions League per approdare poi al Brescia di Carlo Mazzone. Ed è proprio qui che riesce a siglare la rete numero 200 in serie A agganciando così i goleador di sempre come Piola, Nordhal, Meazza e Altafini.

Appende gli scarpini al chiodo il 16 maggio 2004 con al suo attivo 205 reti in serie A e 27 reti in 56 partite giocate con la maglia della nazionale .

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MICHAEL JORDAN

Tutto ha inizio nel 1981 alla North Carolina university, dove un ragazzo di nome Micheal Joardan segna il tiro decisivo nella finale della NCAA, abbandona prematuramente l'università e dopo aver vinto l’oro alle Olimpiade, approda all'NBA.

Viene scelto come terzo giocatore dai Chicago Bulls e nella sua prima partita in Nba riesce a segnare 16 punti. Al termine della prima stagione viene eletto "Rookie of the year" (matricola dell'anno) e dopo pochi mesi viene votato per partecipare all'Allstar Game.

La seconda stagione inizia con un lungo infortunio che lo vede fuori dai campi di basket per più di cinque mesi, ma non si perde d’animo e prepara il suo rientro per i play off conquistati dai suoi compagni. Riesce a tornare in campo più forte di prima, segna 63 punti contro i Boston Celtics di Larry Bird, segnando la sua miglior prestazione di sempre.

Dopo le edizioni "Slam Dunk Contest" del 1987 e del 1988 Michael viene consacrato "Air", per la sua grandiosa capacità di volare a canestro. Un uomo diventato una vera macchina pubblicitaria sul quale gli sponsor fanno a gara per ottenere la sua immagine. Ad avere la meglio è la Nike che produce le ‘Air Jordan’, delle scarpe da basket a lui dedicate.

Dal 1991 al 1993 riesce a vincere tre titoli Nba consecutivi con i Chicago Bulls, ma la crisi però è dietro l'angolo.
Dichiara di non avere più lo stimolo di giocare, dopo lo shock causato dall’assassinio del padre, e si ritira dal gioco per circa 17 mesi.
Dopo una breve parentesi nel baseball, torna alla sua amata squadra di basket dove conquista altri tre titoli Nba, l’ultimo nel 1998 anno del suo nuovo ritiro.
A dire la verità ci ripenserà per ben due volte, smettendo di giocare definitivamente nel 2003, all’età di 40 anni.

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ALBERTO TOMBA

Alberto Tomba è uno sciatore emiliano rinominato “Tomba la Bomba” per il suo stile aggressivo ed esuberante, arruolato nell’Arma dei Carabinieri fece parte del Centro Sportivo Carabinieri.
Dopo alcuni anni di alto e bassi, nella stagione 1991/92 torna ad essere un campione vero: 9 vittorie, 4 secondi posti e 2 terzi posti, conquista l’oro alle Olimpiadi di Albertville e vince l'oro e l'argento in slalom speciale.

Nel 1995, vent’anni dopo Gustav Thoeni, Alberto Tomba riporta in Italia la Coppa del Mondo generale, vincendo 11 gare, numeri da campione.
I Mondiali di Sierra Nevada che dovevano svolgersi nel 1995 vengono spostati all'anno successivo per mancanza di neve. Tomba, che sembra gradire di più gli anni pari, vince 2 ori.
Dopo queste vittorie, dopo dieci anni di sacrifici e dopo aver vinto tutto, comincia a pensare al ritiro.
La sua bacheca vanta:

  • 48 vittorie in Coppa del Mondo (33 in Slalom, 15 in Gigante).
  • 5 medaglie d'oro (3 alle Olimpiadi e 2 ai Mondiali).
  • 2 medaglie d'argento alle Olimpiadi.
  • 2 medaglie di bronzo ai Mondiali.
  • 4 Coppe di specialita' in Slalom Speciale.
  • 4 Coppe di specialita' in Slalom Gigante.
  • 1 Coppa del Mondo Generale.
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MARCO PANTANI

Marco Pantani è un ciclista romagnolo considerato il miglior scalatore degli ultimi anni.
Debutta al Giro d’Italia nel 1994, dove si fa notare con la vittoria nella tappa di Merano e la seconda posizione in classifica generale .
Nel 1995 arriva la vittoria nella tappa di Flumsberg al Giro di Svizzera, ma è con le due tappe di Alpe D'Huez e Guzet Neige al Tour de France che riesce a catturare l’attenzione del grande pubblico e dei media.
A distinguerlo dagli altri ciclisti è l’utilizzo della bandana colorata sul capo, è da qui nasce il mito del "Pirata".

Dopo un piccolo infortunio, nel 1997 riprende le gare passando alla squadra Mercatone Uno, ma la sfortuna sembra perseguitarlo, una caduta al Giro d'Italia lo costringe al ritiro .
Il 1998 è l'anno della rivincita, indomabile in salita, vince il Giro d'Italia e il Tour de France, impresa riuscita 34 anni prima solo a Gimondi. Con questa impresa Pantani diventa un ciclista leggendario, entra a pieno voti nell'élite dei campioni che hanno vinto Giro e Tour nello stesso anno.

Nel 1999 si appresta a dominare ancora una volta nel Giro e non solo. Si prende la maglia rosa e vince quattro tappe (Gran Sasso, Oropa, Pampeago, Madonna di Campiglio). Proprio sulle rampe della strada che sale da Pinzolo verso la località delle Dolomiti di Brenta se ne va solo, alla sua maniera, con uno scatto secco, per tutti irresistibile. Sarà l'ultimo vero gesto atletico del Pirata di Cesenatico.

Il mattino successivo alla trionfale vittoria di Madonna di Campiglio, Pantani viene fermato perché non idoneo a gareggiare a causa dei valori rilevati dall’esame del sangue, è doping.
Da qui ha inzio il dramma personale di Marco Pantani che annuncia che è tutto un complotto nei suoi confronti. Nasce così la crisi sportiva e umana dell'atleta, che nonostante tutto dopo diversi anni ritorna all’attività agonistica, ma non tornò mai il Pirata di prima.
Marco Pantani viene trovato morto il 14 febbraio 2004 in un residence di Rimini, la causa: overdose di eroina. Nell’estate del 2014 viene riaperta l'inchiesta sulla morte del ciclista.
Il 4 giugno 2005 è stata inaugurata in piazza Marconi a Cesenatico la statua in bronzo, a grandezza naturale, che ritrae il campione Marco Pantani mentre pedala in salita. Marco non si sarebbe suicidato, così la procura indaga per omicidio pur non essendovi alcun indiziato.

chechi
YURI CHECI

Ginnasta italiano nato a Prato, soprannominato “Signore degli Anelli” per la totale padronanza nella disciplina degli anelli
Una muscolatura eccezionale in soli 1,65 m di altezza, un mix di forza e coordinazione da vero campione.
Sfortunatamente come capita quasi a tutti gli professionisti Jury, quasi all’apice della carriera, subisce un trauma notevole che avrebbe potuto fermarlo per sempre, la rottura del tendine d'Achille, rotto un mese prima delle Olimpiadi di Barcellona 1992. Jury andrà a quelle olimpiadi solo in veste di commentatore.
Quattro anni dopo, ristabilitosi, torna di nuovo vincitore grazie anche alla sua immensa forza di volontà.

I quattro titoli europei (1990, 1992, 1994, 1996), i cinque titoli mondiali, sempre agli anelli (dal 1993 al 1997) e la tanto ambita medaglia d'oro alle Olimpiadi di Atlanta 1996, regalano a questo atleta un posto nella storia dello sport.
Nel 2004, all’età di 33 anni, si è ripresentato alle Olimpiadi di Atene con un' enorme voglia di riscatto dopo l’ennesimo infortunio.
Con grande orgoglio accetta l’incarico di portabandiera azzurro ed entra sventolando il Tricolore alla cerimonia di apertura.
E' qui che Jury Chechi con grande forza di volontà compie il suo ultimo traguardo da atleta, la medaglia è stata di bronzo, ma valeva come un oro.